La Gio23 offre un percorso musicale sulla base dei principi della teoria dell’apprendimento musicale (Music Learning Theory – MLT) elaborata da Edwin Gordon, musicista, professore e ricercatore americano contemporaneo; la teoria di Gordon ha come presupposto principale il fatto che la musica si apprenda attraverso processi molto simili a quelli dell’apprendimento del linguaggio materno.

 

Come apprende il linguaggio materno il bambino?

Il bambino impara a parlare perché fin dalla nascita è immerso nei suoni della lingua madre, all’interno di una relazione significativa con gli adulti di riferimento che gli parlano o che lui ascolta parlare; nel corso del tempo, attraverso tentativi, imitazioni e interazioni, inizierà a comunicare creandosi un bagaglio di suoni familiari e sviluppando un vocabolario ascoltato e poi parlato. 

 

Gordon, attraverso cinquant’anni di ricerca e osservazione, teorizza che processi simili avvengano per l’apprendimento del linguaggio musicale: questo significa che se un bambino fosse immerso fin da piccolo in un ambiente che lo stimoli musicalmente, con ascolti vari o interagendo attraverso risposte prima spontanee poi intenzionali, in una relazione significativa con gli adulti di riferimento, avrebbe l’opportunità di organizzare sintatticamente i suoni che riconosce come musica.

 

Per questo motivo abbiamo strutturato un percorso che va dal nido alla fine della scuola primaria, per favorire quella crescita (informale e poi formale) della comprensione degli aspetti sintattici del linguaggio musicale.

 

A livello teorico la MLT si fonda su due concetti centrali: 

    • Audiation – “il pensiero musicale”
  • Attitudine musicale

 

Che cosa significa Audiation?

Col termine ‘audiation’, si intende la capacità di pensare musicalmente e di sentire e comprendere, nella propria mente, musica che non sia fisicamente presente o non lo sia più.

All’interno dell’analogia con gli aspetti di apprendimento del linguaggio, alla quale la MLT continuamente guarda, l’Audiation è definita attraverso il seguente parallelismo: «l’Audiation sta alla musica come il pensiero sta al linguaggio».

 

A differenza del pensiero, che ogni individuo è “obbligato” in qualche modo ad esercitare, l’audiation può rimanere immatura, non sviluppata; questo è un aspetto della storia “moderna” dell’uomo, perché per migliaia di anni la musica ha avuto un ruolo fondamentale nella società umana; è nata molto prima del linguaggio verbale e ha soddisfatto dapprima bisogni di sopravvivenza e poi è servita per sviluppare la capacità di relazionarsi con i propri simili. L’Audiation era sviluppata in modo naturale perché l’apprendimento orale era l’unico possibile e l’immersione nel proprio contesto musicale era in simbiosi con la partecipazione alla vita della società stessa. Da poche centinaia di anni il binomio musica-audiation ha cominciato a non essere scontato, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui l’impoverimento culturale musicale e il cambiamento di ruolo sociale della musica, divenuta il sottofondo di altre attività o un’esperienza primariamente individuale quasi mai viva ma quasi sempre riprodotta, hanno modificato il paradigma, rendendo difficoltoso o non scontato lo sviluppo naturale dell’Audiation.

 

Ai giorni nostri e nella nostra cultura di appartenenza è possibile vivere senza musica, viverla soggettivamente o maturare competenze musicali apparenti o superficiali, che non coinvolgono l’Audiation. Le scelte dei genitori nei primi anni di vita del bambino sono decisive in questo senso: l’ambiente a cui si è esposti e le esperienze che si fanno da piccoli, sono importantissime nello sviluppo dell’Audiation. 

 

Oltre ai fattori esterni, ogni persona ha caratteristiche individuali che influenzano il potenziale musicale del singolo, l’attitudine musicale.

 

Che cos’è l’attitudine musicale?

Ogni individuo ha una certa attitudine musicale, un certo potenziale. Parlare di ‘attitudine musicale’ in termini di MLT, vuol dire superare il pregiudizio che la capacità di produrre o comprendere musica sia prerogativa di pochi eletti. I dati scientifici dimostrano come i due terzi della popolazione sia dotata di un livello di attitudine musicale nella media e i restanti possiedano un’attitudine musicale al di sopra o al di sotto della media; in pratica, se non vi sono impedimenti fisici, non esistono individui che non possano imparare ad ascoltare e ad eseguire musica con un certo grado di successo.

 

E’ importante “nutrire” questo potenziale nei primi anni della vita del bambino, perché oltre i 9 anni questa attitudine si stabilizza. Successivamente potranno essere acquisite e potenziate le competenze che su questa attitudine si basano ma non potrà più essere amplificata la potenzialità di base. 

 

In ambito didattico, la misurazione e la conoscenza dell’attitudine musicale del bambino, ha come fine principale quello di dare la possibilità all’insegnante di adeguare il lavoro ai bisogni musicali del singolo, ad esempio tenendo presente che ognuno ha una predisposizione maggiore per alcuni aspetti della musica e minore per altri (tonale, ritmico, melodico, armonico…).

 

Qual è l’obiettivo dell’educazione musicale?

Le Indicazioni Nazionali per la Scuola, descrivono i molteplici aspetti che caratterizzano la ricchezza dell’esperienza musicale, oltre a quelli più peculiari della produzione attraverso il canto o il suonare: cognitivi, espressivi, riflessivi, interculturali, relazionali, estetici.

La teoria di Gordon e la sua applicazione pratica rispondono ampiamente a questi obiettivi, non avendo come scopo quello di ‘creare’ musicisti professionisti, ma far sì che la musica possa diventare patrimonio espressivo di tanti, e che più persone possibili siano in grado di comprenderla e utilizzarla come linguaggio. 

 

L’eventuale scelta di un percorso musicale è fondamentale: è possibile imparare a suonare o cantare, attraverso la ripetizione accurata, la cura del gesto tecnico; è possibile saper fare musica molto bene senza per questo “conoscere la musica” o in altre parole ora più comprensibili, sviluppare l’Audiation; la sola imitazione e la cura del risultato non conduce alla comprensione della musica ma ad essere “soltanto” dei bravi esecutori. 

Imitare esclusivamente è come voler parlare una lingua imparando a pronunciare perfettamente solo alcune frasi; cosa succederebbe se qualcuno ci facesse una domanda in quella lingua? La sola imitazione consente una comunicazione mono direzionale, non permette altri tipi di relazione. 

Se si guarda la musica come una possibilità di relazione tra gli uomini, anche di lingue e culture diverse, l’Audiation consente una relazione vera.

 

Come il pensiero, l’Audiation, infatti ha un ruolo sociale: serve per acquisire le chiavi di comprensione di un linguaggio e poter entrare in relazione con gli altri attraverso di esso, la musica. La musica è una forma di comunicazione primordiale e universale; una forma espressiva attraverso la quale si può incontrare l’altro grazie a una comunanza di sensazioni, che coinvolgono l’intero essere umano. L’Audiation si sviluppa attraverso processi che interessano tutto l’individuo, il corpo, la mente, la parte emotiva; è un’esperienza corporea prima ancora di essere cosciente; è un’attività intima dell’Io, che nessun altro può osservare se non l’io stesso; è possibile osservarne solo manifestazioni esterne che possono dare indicazioni di processi di Audiation in atto o di competenze raggiunte attraverso il suo sviluppo; proprio per questo, l’Audiation non si può insegnare, si può solo favorire.

 

Il ruolo dei genitori e degli educatori è di grande importanza: la consapevolezza del valore personale e sociale della musica e le conseguenti scelte volte a favorire lo sviluppo dell’Audiation, sono fondamentali per liberare il potenziale musicale e umano di un bambino.

Così come la nascita del pensiero è spontanea e non può essere nè indotta né insegnata, ma sorge per lo sviluppo naturale dell’uomo come essere sociale, così, se diamo la possibilità al bambino di mettersi in relazione con gli altri attraverso la musica, questi si attiverà dapprima istintivamente poi coscientemente, attraverso l’esperienza musicale e il conseguente e inconsapevole sviluppo dell’Audiation, per cogliere questa straordinaria e magnifica possibilità che sente e sa di avere dentro di sé.

https://www.audiationinstitute.org/staff/lombardia/andrea-negrinelli.html

Audiation Institute è un’associazione che si occupa di ricerca e formazione di insegnanti ed educatori.

L’educazione musicale proposta alla Gio23, dal nido alla primaria, segue le prassi educative adattate al contesto musicale e scolastico italiano da Audiation Institute.